I pensieri automatici. Cosa sono e perché lavorarci promuove il percorso di cura in psicoterapia

Molti tra i pensieri che produciamo ogni giorno sono definiti “automatici” perché:

a) vengono prodotti momento per momento in modo spontaneo e non intenzionale;

b) sono formati da parole, immagini e ricordi che scorrono velocemente nella mente nel corso dell’intera giornata perlopiù ad un livello subliminale (ossia, appena al di sotto dello strato dei pensieri pienamente consapevoli).

Essi si esprimono su una grande varietà di questioni, tra le quali spiccano: a) giudizi, valutazioni, commenti sul valore e le qualità della nostra persona e degli altri; b) commenti sul senso e l’appropriatezza di comportamenti nostri e altrui; c) previsioni su come andranno a finire situazioni che ci riguardano; d) pensieri sulla vita e su come funziona il mondo, etc . Mentre siamo immersi in attività di qualsiasi genere (incluso riposarsi o contemplare un paesaggio), i pensieri automatici formano una sorta di dialogo interiore continuo fatto di parole e immagini.

Questo discorso interno può essere afferrato consapevolmente solo ricorrendo a un notevole sforzo introspettivo, a particolari pratiche meditative o, in modo più agevole, mediante specifici esercizi da svolgersi per iscritto. Imparare a identificare i connotati dei propri pensieri automatici è d’importanza decisiva per la crescita psicologica poiché essi hanno un forte impatto non solo sul modo di rispondere emotivamente agli stimoli, ma anche sull’atteggiamento mentale e sulle azioni che si realizzano mentre si sta cercando di organizzare una reazione appropriata alle difficoltà.

Quando la consapevolezza dei propri pensieri automatici è scarsa, le frequenti distorsioni interpretative che essi contengono non possono essere rilevate né controbilanciate; a causa di ciò, le persone tendono ad andare incontro a risposte emozionali improprie o esagerate e a comportamenti disfunzionali altrettanto automatici. Molti restano così intrappolati in modalità di percezione e reazione piuttosto rigide e schematiche che li portano a pensare e a comportarsi in modi inflessibili e controproducenti quando esposti ai cambiamenti o a fattori di stress.

Esercizi specifici come “identifica i pensieri automatici” (Greenberger D. Padeski C, 2015) costituiscono il primo passo per imparare a riflettere con maggiore completezza e consapevolezza, aprendo così alla possibilità di avere risposte emotive meno estreme e di mettere in atto strategie comportamentali più articolate, flessibili e funzionali all’adattamento rispetto a quelle “imposte” dai propri schemi.

Per approfondire

Greenberger D, Padeski C (2015) “Penso dunque mi sento meglio” (titolo originale: Mind over mood. Change How You Feel by Changing the Way You Think); 2017; 2022 Edizioni Centro Studi Erickson S.p.A.